[...] A dire il vero, i giovani locali erano abituati a tirare con il pallone in più parti della città ;
Manfredonia ha sempre avuto molti spazi vuoti, non ultimi gli arenili, ma il luogo preferito era
piazza Duomo (ora
piazza Giovanni XXIII). Qui, indubbiamente, hanno mostrato le loro capacità i nostri migliori talenti calcistici dei tempi passati.
Beninteso quella piazza non si prestava ad essere circondata da tribune per gli spettatori, e poi di lì a poco doveva sorgere la fontana monumentale. Nella coscienza collettiva, allora, sorgeva impellente la necessità di un vero e proprio stadio comunale, dove si potevano sviluppare e dare spettacolo di giuochi ginnici e calcistici. Anche perchè il Regime lo voleva (legge 21.6.1928, n.1580). La volontà governativa non poteva essere disattesa, per cui si hanno precise circolari, ed in particolare quella dell'Ente Sportivo Provinciale Fascista di Capitanata, che imponeva a tutti i comuni dauni di prevedere nei propri bilanci apposito stanziamento per la costruzione dei campi sportivi.
Immediatamente il podestà sipontino, ing. Pagano, rispondeva (25.6.1929) che in bilancio erano stati stanziati £ 4.000. Non solo; ma che era stato affidato all'ing. Antonio Ferrara l'incarico di redigere una "Perizia giurata di stima" del suolo ove ubicare lo stadio del "Littorio". Il sito prescelto era presso il "tratto di provinciale Manfredonia-Monte S.Angelo della lunghezza di poche centinaia di metri e dopo, volgendo a nord e percorrendo circa m.130 della strada vicinale per Cessa, ci troviamo al lato sud della zona in parola (foglio 22, part.7, pascolo ha 6.50.25)". Ma pare che le cose andassero un pò per le lunghe, poichè il 4 dicembre 1930 il Partito Nazionale Fascista redarguisce il podestà sipon tino. Questi risponde che ha difficoltà nell'acquistare il suolo.
Intanto si verifica un fatto nuovo, non insolito a Manfredonia; un gruppo di giovani aveva iniziato a praticare incontri sportivi nella cava "Salzano", posta in riva al mare, provvedendo, quando era necessario, anche ad eliminare ("bonificare") gli acquitrini che ivi si formavano, per la conformazione accidentata del fondo. Ed il 5 ottobre 1931 il locale segretario politico del Fascio comunicava al podestà di Manfredonia che il progetto del campo sportivo del "Littorio" era stato redatto dall'ing. Di Staso e confidava che iniziassero al più presto i lavori, anche per alleviare la "crescente disoccupazione invernale". Ed i lavori vennero iniziati... ma nel 1933, quando rileviamo una delibera (n.87 del 31 marzo), nella quale si determina la recinzione, con rete metallica, del campo. Nella stessa viene pur detto "... tenuto presente che per l'amoroso e vivo interessamento di volenterosi ed appassionati giovani è sorta in Manfredonia una Associazione Sportiva che a proprie spese ha provveduto al risanamento di una plaga malarica riducendola in un campo sportivo sul quale ogni domenica si svolgono importanti competizioni calcistiche".[...]
L'opera che si stava effettuando non soddisfaceva i desiderata del Regime, in quanto nel campo si svolgevano solo partite di calcio e non si provvedeva a creare palestre, piscine, come prescritto dalle leggi e dalle circolari. E pare che parte del pubblico che assisteva alle partite fosse troppo "portoghese", perchè stazionava nelle abitazioni che stavano presso il campo, non contribuendo, così, ad incrementare gli incassi della Società calcistica. [...]
Nonostante queste circolari, si effettuarono, comunque, dei lavori di potenziamento, miglioramento e recinzione del campo. E già nell'ottobre 1934, la ditta Troiano si era offerta "spontaneamente", e a proprie spese, ad effettuare il prolungamento della rete di recinzione del campo. Nel contempo si era costruita la Tribuna.[...]
L'ingegnere capo del Comune, l'8 aprile 1935, determinava che per la costruzione del nuovo campo sportivo: "in località un pò a levante della strada "Miramare", per m 241x110, pari a mq 25.612, per un valore di £ 225.000, si potevano pure utilizzare i materiali risultanti dalla demolizione della tribuna e dal disfacimento della rete del vecchio campo". I lavori vennero affidati all'impresa Giuseppe Brigida ma pare che questi lavori abbiano avuto inizio sotto una cattiva stella; infatti il 13 febbraio 1936, il Comune di Manfredonia deliberava in merito all'eventuale compenso da corrispondere all'impresa Brigida per far fronte ai danni verificatisi al costruendo campo, per le intemperie ("furia del vento di intensità notevolissima"). Non mancarono, però, le constatazioni rituali, per la verifica e l'attribuzione dei relativi danni. Constatazioni che richiesero tempi lunghi, con la conseguente interruzione dei lavori. Il "Miramare", intanto, continua a vivere e continua a far parlare di sè. Arriva il 1939, si ha la guerra; molti giocatori del Manfredonia vanno al fronte, alcuni di essi muoiono comportandosi da eroi.
Nel 1943 si ha l'occupazione alleata, il campo "Miramare", per le continue manomissioni e spogliazioni (asporto del legname e dei tufi anche da parte degli stessi "alleati"), si riduce in condizioni miserevoli. E pure in queste condizioni si hanno partite di calcio... con relativi incidenti. Vittima ne è proprio un ufficiale inglese, sottoposto, con la sua squadra e con quella americana, ad una fitta sassaiola da parte dei tifosi sipontini, per la mancata partita della squadra locale. Ne consegue l'interdetto ("Out of bounds") da parte del comandante Charles Plamondon, comandante della sub-area, di stanza a Manfredonia.
Nel 1944 si ricostituisce la nuova Associazione Sportiva e si svolgono alcuni incontri amichevoli. Si pone urgente il problema della ricostruzione del "Miramare", che conta già 16 anni di vita. Nel contempo, nasce polemica tra l'Associazione Sportiva ed il Comune in merito ai tufi del campo, prima requisiti dagli alleati, poi abbandonati ed infine presi in possesso dall'Ente locale per fini di pubblica utilità . Ma, sempre nel 1945, si hanno i mortificanti e dolorosi episodi della partita Cerignola-Manfredonia, al quale fa eco lo sdegno di tutta la città e dei suoi rappresentanti pubblici.[...]
Ed è dell'11.10.1949 una lettera di risposta di Giulio Andreotti (allora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri) a B. Tizzani, con la quale lo informa che "... per il campo sportivo di Manfredonia ho svolto tutte le opportune premure presso il CONI, ma con esito purtroppo negativo, perchè i contributi finanziari sono stati sospesi fin dal 1948 per i campi che non abbiano importanza nazionale"[...]
E, se pur lentamente, i lavori di riattamento al "Miramare" si effettuano.[...] Ed è del 9.7.1953 una nota spesa di £ 290.000, del dr. A. Del Vecchio, presidente dell'AS Manfredonia, indirizzata al sindaco. Essa riguarda la guardiania, i lavori di riassettamento del terreno di gioco e la riparazione della rete metallica.[...] Ma dal 1954 altri inconvenienti incombono sulla vita del "Miramare", tenuti nascosti e agli sportivi e alla cittadinanza. Era ed è da sapersi che alcune parti del terreno di gioco appartenevano al Demanio marittimo e alla Mensa arcivescovile. E proprio in quell'anno l'arcivescovo Cesarano manifestava la volontà di voler costruire un oratorio (o chiesa) su quel suolo.
Nel contempo, si ipotizzava la cessione alla gestione INA-CASA di uno "Stralcio dell'abitato di Manfredonia" per la costruzione di case per lavoratori, proprio sul suolo del campo. Con l'arcivescovo si arrivò ad una transazione, con la cessione di alcuni immobili comunali, in cambio del suolo. E nel 1955, con la presenza del cardinale Roncalli (poi papa Giovanni XXIII), si ebbe la messa in opera della prima pietra per l'erigenda chiesa di S.Michele, posta nelle immediate vicinanze del "Miramare". Con l'INA-CASA, il progetto venne dirottato su altri siti.
L'idea di creare ex novo un altro campo sportivo, in località "Acqua di Cristo", non abbandona i programmi politici dell'epoca, ma si andava avanti a rilento, con i cantieri di lavoro dei disoccupati. E non di rado si lamentavano furti, per asporto di pietre e di breccia.[...] Ed intanto il "Miramare" raggiunge i suoi 30 anni di vita. Il "campo" per i disoccupati dell'Acqua di Cristo viene dismesso, adibendosi prima a sede di spettacoli viaggianti (luna park), per le feste patronali, e infine vi si fanno sorgere edifici pubblici e privati. E siamo già nella storia recente. Si ha pure la progettazione e la costruzione di alcuni settori del Campo Sportivo in località Scaloria, ma il "Miramare" resta lì, con le sue rughe, fermo... nella roccia. Vi vengono effettuati, di volta in volta, altri lavori di sbancamento e di allargamento, fino ad arrivare allo stato attuale.
IL PRATO VERDE - QUADERNO DEL CORRIERE DEL GOLFO N.9 DEL 15.11.2001 - PASQUALE OGNISSANTI